Uno

Secondo gli antichi, Uno non era un numero, ma il generatore di tutti i numeri. Esso infatti non presentava, come tutti gli altri, un inizio, un centro e una fine. Ancora oggi la parola uno Ŕ usata soprattutto per dire "un uomo, un tale, uno", e solo secondariamente per indicare il primo numero della serie dei numeri naturali, il cui simbolo grafico del resto è molto simile alla sagoma di un uomo visto di lato.

D'altra parte, a nessuno sfugge che una somiglianza ancora più stringente collega la forma dell'Uno a quella dell'organo genitale maschile, il quale più di ogni altra cosa ne condivide il ruolo di "generatore".

Se si considera un paesaggio naturale, è piuttosto difficile individuare qualcosa che sia assolutamente unico. Quasi tutto sembra circolare in parecchie copie: gli uomini, le case, gli animali, le piante, le stelle, le montagne, i sassi appartengono tutti a famiglie piuttosto numerose, composte di individui tra loro simili. C'è tuttavia una cosa di cui non esistono assolutamente doppioni nel nostro panorama, e che quindi sta completamente sola: il Sole.

Un solo Sole

Per questo l'Uno Ŕ stato spesso associato al Sole e alle sue prerogative: la luce, il calore, il fuoco. Nella Genesi (Gn 1,3) il giorno numero Uno Ŕ dedicato alla creazione della luce. Per i Greci, l'Uno era associato al fuoco (pyr), ed anche al discorso (logos): si parla infatti volentieri intorno al fuoco, e si rinsalda l'unitÓ parlando.

La prerogativa più interessante dell'Uno è la sua potenza autogenerativa. Questa potenza è messa in luce dalla possibilità di ottenere la Sezione Aurea di un segmento qualsiasi. Se prendiamo un'Unità lineare qualsiasi, come ad esempio un metro, di primo acchito sembrerebbe impossibile dividerla a sua volta in parti senza ricorrere ad altre unità minori (per esempio il centimetro) o ad altri numeri (per esempio 1:2, 1:3 etc.): sembrerebbe che, avendo a disposizione soltanto Uno, non si possa ottenere che Uno (1:1=1; 1x1=1).

Tuttavia esiste un metodo semplice, conosciuto già dagli antichi egizi, e rimasto poi al centro della meditazione sui numeri lungo tutta la storia umana, che permette di compiere questa ripartizione fidando solo nelle proprietà interne dell'Uno. Infatti, se si considera l'Unità lineare AB, esiste un punto C, all'interno di essa, tale per cui AB:AC=AC:BC, cioè tale per cui "la totalità del segmento sta a una sua parte, come questa parte sta alla rimanente". Questo punto è noto come la Sezione Aurea del segmento e definisce il fatto che l'Unità può dividersi in parti per sua virtù interna, riferendosi esclusivamente a sé stessa. In altri termini, l'Unità è sin dall'inizio capace di molteplicità.

Sezione Aurea

La Sezione Aurea del segmento fu a lungo contemplata come una chiave mistica. Nel medioevo, la proporzione geometrica "il tutto sta a una parte, come questa sta a quell'altra" fu sentita come l'equivalente del comandamento etico "ama il prossimo tuo come te stesso" poiché "con la stessa misura con cui misurerai (tu: altri; AC: BC), sarai a tua volta misurato (Dio: te; AB:AC)". Nel Rinascimento la Sezione Aurea fu cara agli artisti e agli scultori che si interessavano di alchimia, come Leonardo da Vinci, che la adoperò come criterio compositivo dei suoi quadri. Se infatti il soggetto del quadro è collocato al centro, l'occhio ne ricava un'impressione di staticità; se è collocato di lato, ne ha una percezione di squilibrio; ma se è posto in corrispondenza della Sezione Aurea, allora l'impressione è quella di un equilibrio dinamico.

Proporzione Aurea

Il valore della Sezione Aurea è AB:AC=AC:BC=1,6180339887... seguito da infiniti decimali (cio è a dire che, se la lunghezza del segmento, divisa per una sua parte, è uguale a 1,618..., allora questa sua parte, divisa la rimanente, è anch'essa uguale a 1,618...). Questo numero irrazionale è chiamato phi (dal greco physis "la natura in divenire") perché ricorre come costante naturale in molti processi biologici, come la crescita delle popolazioni animali, la distribuzione delle foglie sul ramo degli alberi, la posizione dell'ombelico nel corpo dell'uomo, eccetera.

Il ricorrere di phi nei processi naturali dev'essere legato al fatto che la prerogativa di tutto quanto vive è l'autonomia (dal greco "regolazione di sé") o anche l'autopoiesi ("produzione di sé"), come sostengono i biologi Humberto Maturana e Francisco Varela nel loro libro ormai classico Autopoiesi e cognizione (1980). In altri termini, un organismo è vivente perché presenta un circolo ricorsivo (autoreferenziale), in tutto simile a quello che Uno deve compiere per individuare la sua Sezione Aurea. Perciò molti fenomeni di crescita biologica presentano phi quale costante naturale.

Il più semplice di questi fenomeni, che regola la crescita delle popolazioni animali e delle piante, è descritto dalla Serie di Fibonacci, la quale mostra chiaramente il ruolo di Uno come generatore e il suo legame con la costante naturale phi. La Serie di Fibonacci rappresenta il metodo di crescita più semplice che si possa immaginare. Se abbiamo Una cosa, tutto quello che possiamo fare per cominciare a crescere è ripeterla. Dopodiché avremo Una cosa e Una cosa, cioè Due cose. A questo punto siamo già cresciuti un po', e non è il caso di tornare completamente in dietro. Torniamo in dietro solo quanto basta per poter fare una somma. Sommiamo allora l'ultima cosa che abbiamo ottenuto (Due) con la penultima (Uno) ed otteniamo Tre. Quindi procediamo all'infinito, sommando sempre l'ultimo risultato ottenuto a quello che lo precede: Tre più Due fa Cinque, Cinque più Tre fa Otto, Otto più Cinque fa Tredici, Tredici più Otto fa Ventuno, e così via. La crescita è rapida e sicura.

1 1 2 3 5 8 13 21 34 55 89 144 233 377 610 987 1597 2584 4181 6765 10946 17711 28657 46368 75025 121393 196418 317811 514229 832040 1346269 2178309 3524578 5702887 9227465 14930352 24157817 39088169 63245986 102334155 165580141...

Ogni numero è la somma dei due che lo precedono. Come si vede, tutto parte dall'Uno che si ripete e (come non si vede) tutto ritorna alla proprietà autogenerativa dell'Uno. Infatti, il limite del rapporto tra due termini consecutivi qualsiasi di questa serie è phi: se divido tra loro due termini consecutivi, il risultato si approssima infinitamente a phi man mano che i numeri diventano più grandi, seguendo un andamento pendolare. All'inizio, 1 diviso 1 fa 1; poi 2 diviso 1 fa 2: sono i due numeri interi più vicini a 1,6180339887... Quindi, man mano che cresco, mi ci avvicino sempre di più: 3 diviso 2 fa già 1,5; poi 5 diviso 3 fa 1,6666666666...: ecco raggiunto il primo decimale (1,6...). Quindi 8 diviso 5 fa 1,6; 13 diviso 8 fa 1,625; 21 diviso 13 fa 1,615384615385...: ecco raggiunto il secondo decimale (1,61...). Si prosegue: 34 diviso 21 fa 1,619047619048...; 55 diviso 34 fa 1,617647058824...; 89 diviso 55 fa 1,61818181818...: ecco il terzo decimale (1,618...). E così via all'infinito.

Se prendo un certo numero di persone, e comincio a misurare per ciascuna l'altezza, dividendola per la distanza da terra del suo ombelico, ottengo dei valori decimali che oscillano tra 1 e 2. Se poi faccio la media di queste misure, cioè le sommo tra di loro e le divido per il numero delle persone che ho misurato, ottengo mano mano che, all'aumentare delle persone, la media del rapporto tra la loro altezza e la distanza da terra del loro ombelico si approssima infinitamente a 1,618...

Tutto questo per dire l'importanza fondamentale di Uno come te, il legame biologico inestricabile che ti collega all'autonomia e all'autoproduzione, la tua capacità di comprendere il molteplice dentro di te, senza bisogno di altre leggi provenienti dall'esterno, ma secondo un rapporto naturale che è identico a quello che stabilisci con gli altri uomini e le altre donne. Complimenti, quindi: hai tutti i numeri per cambiare il mondo.